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Domenica 19 Agosto 2018

XX Domenica
del tempo Ordinario (B)

Prima Lettura

Dal libro dei Proverbi (9,1-6)

La Sapienza si è costruita la casa,
ha intagliato le sue sette colonne.
Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino
e ha imbandito la tavola.
Ha mandato le sue ancelle a proclamare
sui punti più alti della città:
«Chi è inesperto accorra qui!».
A chi è privo di senno essa dice:
«Venite, mangiate il mio pane,
bevete il vino che io ho preparato.
Abbandonate la stoltezza e vivrete,
andate diritti per la via dell'intelligenza».

 

* I profeti in Israele annunciarono il Messia come il futuro re, profeta e sacerdote; gli scribi ispirati lo presagirono come l'incarnazione della Sapienza di Dio. Così a un Messia visto come uomo, si sostituisce un personaggio uscito in qualche modo dal seno stesso della divinità.
Lo scriba del Libro dei Proverbi presenta qui la Sapienza divina come una Sovrana, una Grande Signora che viene a invitare tutti gli uomini a partecipare al banchetto che ella offre nel palazzo, da lei costruito, dalle sette colonne (il 7 è il simbolo della pienezza e della perfezione). Il banchetto è sontuoso (gli animali uccisi sono i sacrifici dell'antica alleanza; il pane e il vino è, in rapporto con Gènesi 14,18, il sacrificio eucaristico). La Sapienza insegna a vivere in comunione con Dio, in grazia di Dio, abbandonando la stoltezza, che è l'adorazione di sé. Una promessa: «Vivrete»: è la vita eterna.

Salmo Responsoriale (dal Salmo 33)

Ai tuoi figli, Signore, prepari un convito di festa.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.

Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

Venite, figli, ascoltatemi;
v'insegnerò il timore del Signore.
C'è qualcuno che desidera la vita
e brama lunghi giorni per gustare il bene?

Preserva la lingua dal male,
le labbra da parole bugiarde.
Sta' lontano dal male e fa' il bene,
cerca la pace e perséguila.

Seconda Lettura

Dalla lettera di San Paolo Apostolo agli Efesìni (5,15-20)

Fratelli, vigilate attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi.

Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

 

* San Paolo incoraggia a vivere e a comportarsi «da saggi». Il saggio è colui che capisce il tempo in cui è chiamato a vivere: «giorni cattivi» (nel linguaggio biblico, il periodo che precede la fine dei tempi, insidiato dal Maligno). Ogni ora è decisiva, perché presenza di Dio: «Dio è qui e io non lo sapevo», diceva Giacobbe (Gn 28,16). La fede è il radar che ci permette di seguire la rotta verso Dio, scoprendo e evitando gli ostacoli, cercando la volontà di Dio, lasciandosi riempire di Spirito Santo. Paolo ci dice dove si fa il pieno dello Spirito Santo: nelle assemblee liturgiche (evitando le orge) con il canto dei Salmi, con inni di ringraziamento, con cantici lievitati dallo Spirito; e poi nella vita quotidiana, dove lo Spirito dev'essere l'anima della nostra anima, il propulsore della nostra vita.

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue,
dice il Signore,
dimora in me e io in lui.

Alleluia.

Vangelo

† Dal vangelo secondo Giovanni (6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.

Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

* Gesù, dopo di aver parlato del mistero del Pane di vita, toglie l'ultimo velo: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». L'Eucaristia viene presentata come un pasto sacrificale, in cui si mangia veramente la carne di Cristo e si beve veramente il suo sangue. Con il mangiare il Corpo e con il bere il Sangue di Gesù ne consegue l'incorporazione alla sua persona gloriosa.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Il futuro è oggi

Natura del Pane: è il Pane della vita eterna, che provoca la nostra risurrezione «nell'ultimo giorno». La Legge (Deuteronòmio 8,3), i Profeti (Isaìa 25,6), i Saggi (Sapienza 16,26) avevano annunciato la distruzione della morte per quelli che avessero partecipato al banchetto messianico. Per chi mangia la carne e beve il sangue del Signore, la vita eterna non è un futuro; è già cominciata, scorre già nelle vene.
La nostra eternità (cioè la simultaneità di Dio, l'oggi di Dio, il presente che si dilata all'infinito) comincia con la nostra comunione al Corpo e al Sangue di Gesù: è questo che vogliono esprimere i cristiani orientali quando danno alcune gocce del preziosissimo Sangue al bambino appena battezzato.
«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui». Dimorare: ecco un verbo che faceva sognare gli Ebrei, popolo nomade, esiliato, alla ricerca di una sede «all'ombra della vite e del fico». Dio ha voluto dimorare, fare presenza in mezzo a noi. Con la comunione si ha una unione, intima e feconda come quella della vite e dei tralci (Gv 15,4-7), come di sposo e sposa (Efesìni 5,25). La dimora, che è reciprocità («io in lui e lui in me»), che è permanenza di amore, si realizza nell'Eucaristia.

LA PAROLA PER ME OGGI

«"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra...". Una cosa si deve raccomandare soprattutto ai giovani: fare con molta frequenza delle fervorose comunioni, ricevere Gesù nel cuore. L'anima resterà tanto rinforzata dalla Grazia che il corpo sarà costretto a ubbidire allo spirito».

LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Padre Santo, non vogliamo altro che la tua sola Parola, in tuo Figlio Gesù Cristo, il Figlio di Maria, il Pane di vita eterna.