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Sabato 30 Maggio 2015

Sabato della VIII settimana
del tempo Ordinario (I)

Prima Lettura

Dal libro del Siràcide (51,12-20)

Ti ringrazierò e ti loderò,
benedirò il nome del Signore.
Quando ero ancora giovane, prima di viaggiare,
ricercai assiduamente la sapienza nella preghiera.
Davanti al santuario pregando la domandavo,
e sino alla fine la ricercherò.
Del suo fiorire, come uva vicina a maturare,
il mio cuore si rallegrò.
Il mio piede si incamminò per la via retta;
dalla giovinezza ho seguito le sue orme.
Chinai un poco l'orecchio per riceverla;
vi trovai un insegnamento abbondante.

Con essa feci progresso;
renderò gloria a chi mi ha concesso la sapienza.
Si, ho deciso di metterla in pratica;
sono stato zelante nel bene, non resterò confuso.
La mia anima si è esercitata in essa;
fui diligente nel praticare la legge.

Ho steso le mani verso l'alto;
ho deplorato che la si ignori.
A lei rivolsi il mio desiderio,
e la trovai nella purezza.
In essa acquistai senno fin da principio;
per questo non la abbandonerò.

 

* Ben Sirà termina con un poema alfabetico in cui manifesta l'intenzione che ha orientato la redazione della sua opera. La Palestina è passata nelle mani dei Selcucidi; con loro, la cultura greca invade il paese, incantando gl'intellettuali e sviando i semplici. Preoccupato di conservare la tradizione religiosa di fronte alla marea greca, il Siràcide è risalito alle sorgenti della tradizione sapienziale del suo paese, e ha imparato da essa che la Sapienza veniva da Dio e non dagli uomini e che essa assicurava ai suoi discepoli la felicità cercata dai filosofi greci.
* La ricerca di Dio non si trova in fondo a un semplice sforzo intellettuale, ma esige una conversione e un concreto stile di vita. La saggezza non è un insieme di prove, ma un dono di Dio offerto, in una comunione di vita, agli spiriti abbastanza spogli di se stessi per acconsentire a ricevere.
* tortissimo è l'interesse per il Tempio e il culto, 24 (10-15), 36 (12-17). Nella descrizione di Simeone si parla probabilmente del culto del giorno dell'espiazione, cfr il v. 12; i sacerdoti sono descritti come «figli di Sadôq» in 51 (17/12).

Salmo Responsoriale (dal Salmo 18)

Luce di gioia, Signore, è la tua parola

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
più preziosi dell'oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

Canto al Vangelo (Col 3,16.17)

Alleluia, alleluia.

La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente,
e tutto fate rendendo grazie per mezzo di lui
a Dio Padre.

Alleluia.

Vangelo

† Dal vangelo secondo Marco (11,27-33)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò anch'io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Ed essi discutevano tra sé dicendo: «Se rispondiamo “dal cielo”, dirà: Perché allora non gli avete creduto? Diciamo dunque “dagli uomini”?». Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta. Allora diedero a Gesù questa risposta: «Non sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

 

* I responsabili del popolo che non hanno intuito il mistero della personalità di Gesù osano, per la prima volta, chiedergli con quale autorità egli agisca. Probabilmente l'incidente del Tempio (Me 11,15-19) sta all'origine di questa inchiesta; ma si può credere che, in modo più generale, sia messa in causa la qualifica di Gesù Messia, Figlio dell'uomo, Servo Sofferente e Radunatore degli uomini.
* Le autorità giudaiche competenti (il Sinedrio) pongono a Gesù una domanda decisiva: Con quale autorità tu fai queste cose? O chi ti ha dato questo potere per agire in tale modo? Il Sinedrio prova la stessa sensazione del popolo di fronte all'insegnamento di Gesù (cfr 1,22-27; 11,18): nell'azione e nella parola di Gesù opera una potenza superiore al mondo, che deve avere un significato. Ma di che tipo è tale potenza?
* Gesù mette alla prova i suoi interlocutori. Non è una mossa prudente sulla scacchiera; è una chiarificazione necessaria: «Vi farò una domanda... il battesimo di Giovanni era dal cielo o dagli uomini?».
* La risposta degli interrogati rivela quali presupposti impediscano di riconoscere Gesù e la potenza che opera in lui. Chi non vuole donarsi a Dio, chi teme di pronunciarsi per le possibili conseguenze che potrebbero ricadere su di lui, si troverà di fronte all'azione di Dio, e perciò anche a Cristo e alla sua opera.
* Il modo per conoscere l'autorità di cui dispone Gesù non può mai essere un'inchiesta, né un'indagine. Da un punto di vista umano ci sono tanti modi per capire Gesù e farsi un'idea del suo messaggio. Ci sono molte domande da porre su di lui e nessuna di esse sarà mai determinante. Interrogare, sofisticare sulle minuzie, interpretare e attenuare, nulla di tutto ciò può portare a una persona, tanto meno a Gesù. Bisogna incontrarlo, accoglierlo, amarlo. È nella comunione con Gesù che si sa chi Egli è.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

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LA PAROLA PER ME OGGI

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LA PAROLA SI FA PREGHIERA

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