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Venerdì 3 Settembre 2010
Venerdì della XXII settimana
del tempo Ordinario (II)
Fratelli, ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele.
A me però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.
* Come tutta la comunità di Corinto, anche Paolo appartiene completamente al Signore. È suo «ministro». Come cristiano, Paolo sa di essere responsabile di fronte al Signore di cui è ministro. Dio solo può pronunciare il giudizio. Paolo non si giudica da sé. Il fedele si fida completamente di Dio, il solo da cui attende la giustificazione nella pazienza dell'attesa.
I giusti vedranno la salvezza del Signore.
Confida nel Signore e fa' il bene;
abita la terra e vivi con fede.
Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.
Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;
farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.
Sta' lontano dal male e fa' il bene,
e avrai sempre una casa.
Perché il Signore ama la giustizia
e non abbandona i suoi fedeli.
La salvezza dei giusti viene dal Signore,
nel tempo dell'angoscia è loro difesa;
il Signore viene in loro aiuto e li scampa,
li libera dagli empi e d loro salvezza,
perché in lui si sono rifugiati.
Alleluia, alleluia.
Le cose vecchie sono passate:
ecco, ne sono nate di nuove!
Alleluia.
In quel tempo, gli scribi e i farisei dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno orazioni; così pure i discepoli dei farisei; invece i tuoi mangiano e bevono!».
Gesù rispose: «Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni in cui lo sposo sarà strappato da loro; allora, in quei giorni, digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è buono!».
* Preghiere e digiuno sono importanti; anche Gesù ha digiunato e pregato. E i suoi discepoli faranno altrettanto. La Chiesa stabilisce anzi dei giorni e dei tempi determinati di digiuno e assegna ai sacerdoti e ai religiosi obblighi particolari di preghiera. Ma non sono un fine, sono soltanto un mezzo; non sono uno scopo, sono un aiuto.
SPUNTI DI RIFLESSIONE
Un significato nuovo
Nel Vangelo odierno Gesù vuol far capire che il breve tempo che trascorre con
i suoi è un tempo di gioia, è il tempo di nozze della storia. Egli è lo sposo
divino che è venuto a sposare la Chiesa. Quando non sarà più visibile, i suoi
conserveranno ancora la gioia, ma non sarà più la gioia serena dell'allegria
nuziale. Verrà per essi il tempo di digiunare.
Gesù con queste parole mette a nudo l'essenza più intima della vera religiosità,
cioè l'azione di Dio. Non sono le pratiche dell'uomo, fossero pure il digiuno e
la preghiera, la cosa più importante; importante è ciò che fa Dio, la venuta di
Dio. Non è quindi nel digiuno e nella preghiera che differiscono i Farisei dai
cristiani, ma nel significato diverso che essi attribuiscono al digiuno e alla
preghiera, nelle intenzioni con cui digiunano e pregano. I Farisei considerano
la preghiera e il digiuno come fine a se stesso; per i cristiani invece il
digiuno e la preghiera sono un mezzo per arrivare al possesso pieno di Dio.
Gesù aggiunge una seconda affermazione: il suo messaggio non è soltanto un
rattoppo di un vecchio vestito, un riempimento dei vecchi otri con vino nuovo.
Il cristianesimo non è una semplice interiorizzazione del giudaismo. E qualcosa
di diverso e di nuovo. E un abito completamente nuovo come l'abito nuziale
dell'uomo; è un vino del tutto nuovo che viene versato in otri pure nuovi. Con
la venuta di Gesù anche le pratiche della vita religiosa cambiano e diventano
nuove. L'apparenza resta la stessa, ma la sostanza è un'altra. Si digiuna e si
prega prima e dopo il cristianesimo, ma in maniera completamente diversa.
LA PAROLA PER ME OGGI
Gesù, lo Sposo, è con noi. Il miglior modo per dimostrargli la nostra gratitudine è accettare oggi ogni avvenimento con gioia. Un cuore gioioso è il normale risultato di un cuore che brucia di amore.
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Gesù, tu, lo Sposo, sei con noi. La tua continua presenza viene a destare la gioia di vivere in te. Tu ci rendi nuovi, capaci di accogliere la tua Parola, perché tutta la nostra esistenza ne sia trasfigurata. Grazie Gesù.