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Mercoledì 1 Ottobre 2014

Mercoledì della XXVI settimana
del tempo Ordinario (II)

Prima Lettura

Dal libro di Giobbe (9,1-12.14-16)

Giobbe rispose ai suoi amici dicendo:

In verità io so che è così:
e come può un uomo aver ragione innanzi a Dio?
Se uno volesse disputare con lui,
non gli risponderebbe una volta su mille.
Saggio di mente, potente per la forza,
chi s'è opposto a lui ed è rimasto salvo?

Trasporta le montagne e non lo sanno,
egli nella sua ira le sconvolge.

Scuote la terra dal suo posto
e le sue colonne tremano.

Comanda al sole ed esso non sorge
e alle stelle pone il suo sigillo.

Egli da solo stende i cieli
e cammina sulle onde del mare.

Crea l'Orsa e l'Orione,
le Pleiadi e i penetrali del cielo australe.

Fa cose tanto grandi da non potersi indagare,
meraviglie da non potersi contare.

Ecco, mi passa vicino e non lo vedo,
se ne va e di lui non m'accorgo.

Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: “Che fai?”.

Tanto meno io potrei rispondergli,
trovare parole da dirgli!

Se avessi anche ragione, non risponderei,
al mio giudice dovrei domandare pietà.

Se io lo invocassi e mi rispondesse,
non crederei che voglia ascoltare la mia voce.


* I tre amici di Giobbe vengono a piangere con lui sulla sua prova. Si può parlare del problema del male a colui che soffre: non si risponde mai adeguatamente al perché del suo male. È tuttavia a questo compito che si è accinto Bildad (Gb 8,1-22). Da prima, egli ha ricordato che Dio è giusto e che la prova sopportata da Giobbe non può essere se non il castigo di un peccato suo o dei suoi figli.

* ma la risposta di Giobbe è violenta: egli non ammette di soffrire per un peccato. Ma perché Dio tace? Non è forse il silenzio di Dio una forma del suo amore?

* Questo quadro della potenza divina non è fina a se stesso. Esso mostra quanto sia ridicola la pretesa di Giobbe di intentare un processo a Dio. Come può l'uomo discutere con un Dio simile? (vv. 1-4). Anche se ha dalla sua parte il diritto, come può dimostrarlo? (v. 15).

Salmo Responsoriale (dal Salmo 87)

A te, Signore, sale la mia preghiera

Tutto il giorno ti chiamo, Signore,
verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti?
O sorgono le ombre a darti lode?

Si celebra forse la tua bontà nel sepolcro,
la tua fedeltà negli inferi?
Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi,
la tua giustizia nel paese dell'oblio?

Ma io a te, Signore, grido aiuto,
e al mattino giunge a te la mia preghiera.
Perché, Signore, mi respingi,
perché mi nascondi il tuo volto?

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Tutto considero una perdita
e tutto lascio indietro, per conquistare Cristo
ed essere trovato in lui.

Alleluia.

Vangelo

† Dal vangelo secondo Luca (9,57-62)

In quel tempo, mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

 

* Luca riporta tre incontri di Gesù con uomini che vogliono diventare suoi discepoli. Per tre volte la parola di Gesù deve chiarire ciò che viene richiesto ai messaggeri del regno di Dio.

* Il primo si presenta spontaneamente; la sua offerta esprime risolutezza ed entusiasmo. Con fredda serietà Gesù lo mette di fronte alla dura realtà. Su questa terra egli è un pellegrino, senza patria, senza possedimenti, in attività senza riposo; chi vuol seguire il suo cammino deve condividere con lui la stessa sorte.

* Un altro è invitato da Gesù stesso a seguirlo senza indugio. La predicazione del regno di Dio è più importante del dovere sacro di seppellire il padre defunto, dovere che, secondo la concezione degli scribi, dispensa da tutti i doveri comandati dalla legge. Il motivo di una così severa esigenza da parte di Gesù non può essere il timore che il figlio superstite potesse venire irretito in questioni di eredità. La sepoltura dei morti era una delle più importanti opere di amore del prossimo, di cui si afferma nella Mishnà (Peà 1,1) che «il loro capitale rimane sicuro in cielo».

* Un terzo, che vuol diventare discepolo di Gesù, chiede prima di poter prendere congedo dai suoi parenti, ma Gesù respinge decisamente la sua domanda con una similitudine, che forse allora era un proverbio comune. Per l'annuncio del regno di Dio è atto solo colui che si dedica a questo compito con il cuore indiviso, senza volgere lo sguardo indietro e senza considerazioni personali, come il contadino all'aratro che può tracciare solchi diritti solo se guarda avanti e non indietro (cfr Fil 3,13). La chiamata di Gesù chiede tutto ai discepoli, senza condizione e senza dilazione.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

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